IT / EN

zanotta.it

  • Dedicato a

Aurelio Zanotta

Un contributo del fondatore di Zanotta, scritto trent’anni fa, è lo spunto per celebrare l’intuito dell’imprenditore nel 60esimo anniversario dell’azienda. E per ritrovare nell’analisi di quel periodo i segni del presente: coesistono, come allora, bisogno di cambiamento e di coraggio.

 

“Procedere per piccoli cambiamenti” è un piccolo prezioso testo di Aurelio Zanotta uscito nel 1988 in “Mutamenti”, primo dei Quaderni di Publimedia sulle radici sociali, filosofiche e culturali del design. La direttrice Clara Mantica e il suo gruppo di studiosi hanno espresso con questa iniziativa editoriale l’interesse a scoprire e comunicare perché, a un certo punto della storia, mutano i modelli produttivi, gli stili di vita, le scelte del mercato. Nell’88, come oggi, era in corso una profonda riflessione sui meccanismi che legano le leve dell’economia e la società, sulla definizione dei nuovi bisogni del pubblico e sui modi di progettare, produrre e distribuire i prodotti. «Nuovi oggetti sono all’orizzonte, cose che contengono in sé funzione e poeticità, che sembrano indicare una strada diversa per attraversare in modo consapevole le azioni del quotidiano», afferma nella premessa Clara Mantica. «Molti ricercatori si stanno muovendo sulle linee di confine tra i generi (classico e moderno), fra epoche (recupero della storia e prefigurazione del futuribile), fra categorie di produzione (industria e artigianato), fra modi dell’espressività (arte e design). L’industria accoglie in modo più o meno dichiarato le nuove espressioni: convivono prodotti di grande serie, di piccola serie, produzioni numerate, pezzi unici. Nuove formule abitative, concentrazione degli spazi edilizi e dei nuclei familiari spingono alla ricerca di altre tipologie di prodotto che reinterpretino le funzioni in rapporto a un paesaggio di comportamenti mutanti». A tutto questo si aggiungono la nascita della globalizzazione, minori barriere doganali nel mercato comune europeo, maggiore personalizzazione del prodotto. S’inserisce nel dibattito Aurelio Zanotta (e sembra oggi): «La gente vuol essere un po’ rassicurata anche dai prodotti. Si è tornati a fare cose più contenute, sedie comode, robuste, non troppo grandi, insomma vere sedie come la Tonietta di Enzo Mari, ad esempio, avanzata dal punto di vista tecnico e strutturale, ma che richiama un’immagine di sedia che la gente ha memorizzato. Certamente ogni pezzo che abbiamo fatto, un po’ avanti rispetto al mercato, ha segnato un cambiamento. Nel 1965, il Throw Away di Willie Landels, il primo divano senza struttura, in poliuretano, ha iniziato un’epoca; e così la Blow, poltrona gonfiabile, e il Centopercento, primo divano componibile. Ma poi ci sono stati tanti piccoli cambiamenti, di ogni pezzo rispetto al precedente: ecco perché dicevo che ci siamo spinti troppo avanti e che c’è bisogno di fare un passo indietro, almeno per il mercato reale, per la gente che ha bisogno di collegarsi a qualcosa del passato». Ogni epoca di crisi comporta una sorta di retrocessione verso valori solidi e conosciuti, come ben si vede ai giorni nostri. «L’ideale sarebbe scoprire nuove esigenze, ma non è facile; non si possono fare ricerche specifiche, perché non siamo la Fiat che può chiedere alla gente quale automobile vuole e la gente sa rispondere ed è molto preparata, dal momento che compra un’auto con una certa frequenza. Che cosa volete che risponda la gente su una sedia che compra ogni trent’anni?». Sono gli industriali più esperti, spiega Zanotta, che sulla scorta della lunga esperienza cercano di migliorare la produzione, con piccoli passi avanti, puntando su nuove tecnologie e materiali, sul migliore design. E osando, con coraggio, nuove strade per diversificare il prodotto. Come accadde allora con Zabro, neonato marchio per la produzione di pezzi in piccolissima serie. Oppure, come accade oggi, cercando punti di mediazione tra stili di vita e creatività progettuale, come avviene con la Caspule Collection del co-branding Maserati by Zanotta: oggetti che rispondono anche a un piacere personale, fatti a quattro mani grazie alla collaborazione tra artisti, artigiani e designer. Mondi a sé, personalizzabili e duttili, “per gente che chiede cose diverse“.