IT / EN

zanotta.it

  • Lifestyle

Design al museo

Da anni il design è entrato nei grandi musei dell’arte e dell’architettura di ogni Paese. Tanto che la presentazione di oggetti, mobili e complementi sta attirando l’attenzione di un pubblico sempre più allargato, “nutrendo” la conoscenza e il gusto dei visitatori. Gli oggetti del design sono diventati vere e proprie icone del presente, interpretano e diffondono stili di vita, esprimono cambiamenti storici e sociali, affascinano e fanno riflettere. Zanotta, con la sua vastissima collezione, è presente in una quarantina di musei internazionali (dal Moma di New York al Musée des Art Décoratifs di Parigi, al Victoria&Albert di Londra, al Tel Aviv Museum of Art, ecc) e ha dunque il polso di un fenomeno che sta generando risultati notevoli sia sul piano della comunicazione, sia su quello della diffusione delle idee. Basti pensare alla ricchezza di contenuti, forme, progetti che i giovani designer si trovano a “toccare con mano”, sorgente indispensabile cui attingere per dare vita a nuovi prodotti e materiali. Per non parlare dei pezzi storici, mai scalfiti dal tempo e capaci di generare dopo decenni nuove tendenze del design contemporaneo. Come testimonia Michele De Lucchi, uno dei maestri più apprezzati della nostra epoca: «il design è l’arte del ‘900. Sempre più musei accolgono il design in quanto sempre più gente si incuriosisce all’argomento. Il design è l’arte di tutti, perché interagisce direttamente con la nostra vita e i musei del design sono monumenti alla vita. Inoltre il design attinge a piene mani dall’arte, come viceversa l’arte nel ‘900 si è servita degli oggetti comuni per esprimersi. Nel design l’arte si rende democratica, per questo il design si presta molto a essere inserito nei musei».
De Lucchi continua, specificando che «il progettista che affronta il tema del design nei musei è posto di fronte al rapporto in evoluzione tra merce e arte, un’ambiguità che è insita nell’oggetto. Il prodotto in quanto merce in vendita ha una relazione con l’utente molto diversa da quella che ha il prodotto in quanto oggetto storico, testimone della cultura in cui è stato disegnato e prodotto: da un lato il significato di merce e dall’altro quello di collettore di stimoli culturali. Queste due istanze dell’oggetto devono essere precisamente individuate e differentemente trattate, valorizzate, esposte. È la differenza tra progettare supermercati e progettare musei: un progettista si occupa di entrambi, ma in modo radicalmente diverso». Lorenzo Damiani rappresenta la nuova generazione di designer-sperimentatori. Suo l’allestimento dedicato ai fratelli Castiglioni nella nuova edizione del Triennale Design Museum, dove ha messo in mostra una selezione dei pezzi-icona ideati dai due celebri progettisti per Zanotta (Allunaggio, Sella e Mezzadro). Per Damiani «abbiamo tutti bisogno di “toccare con gli occhi” le cose del nostro quotidiano più o meno recente: oggi più che mai, in un mondo in cui la percezione degli oggetti è diventata sempre più virtuale, è necessario vedere dal vero… senza il filtro del monitor o della carta stampata. Importante è dimostrare che l’oggetto esiste e, sicuramente, i musei possono ricoprire in tal senso un ruolo determinante. Anche se, forse, le nostre case con le loro cantine, le strade, gli spazi pubblici possono essere considerati il vero museo a cielo aperto. Ecco perché, in Triennale, ho voluto creare una modalità di fruizione alternativa, più diretta e personale, tra autori, oggetto e visitatore, una sorta di “rapporto 1:1”. Infatti, il fruitore arriva, vede le scatole con i documenti che raccontano ogni singolo prodotto appoggiate sulle sedute, ne prende in mano una e, dopo essersi accomodato sulla sedia prescelta, appoggia la scatola sulle proprie gambe, “consultando” la mostra in modo individuale».