IT / EN

zanotta.it

  • Lifestyle

La fabbrica del futuro

La tecnologia sta trasformando il modo di fare le cose. La stampa 3D si profila come la terza rivoluzione industriale, in grado di offrire opportunità e vantaggi a tutti.

All’inizio era Arduino, una scheda elettronica di piccole dimensioni con un microcontrollore, un circuito e un’interfaccia USB per comunicare con il computer. Un hardware semplice, che ha permesso anche ai “novizi” di creare rapidamente un prototipo (siamo nel 2005). Arduino si è chiamato così dal nome del bar d’Ivrea dove si radunavano gli ideatori del progetto dell’Interaction Design Institute. «C’è anche stato un individuo che si è costruito così un vaso nel deserto». Racconta Alessandro Mendini in un incontro sulle nuove tecnologie del progetto e dell’autoproduzione coordinato da Joseph Grima in ADI lo scorso anno. «I nuovi scenari nell’attitudine al “do-it-by-yourself” nel mondo della progettazione, produzione e distribuzione dei prodotti di design esprimono possibili, inediti fenomeni come la realizzazione in proprio di elementi di mobili, oggetti e perfino pezzi d’abitazione. L’evoluzione, se vogliamo, dei “balloon frame” dei pionieri dell’edilizia domestica nord-americana del 19° secolo. Oggi, però, è tutto più rapido: il designer col computer si fa un’officina in studio e si auto-produce delle cose. Si profila un rapporto più libero con l’industria, si azzerano tempi e prezzi». Le aziende artefici dei software e delle apparecchiature “del futuro presente” si chiamano Gimax, Materialise, SDM, Jdeal form, Sharebot, Kentsrapper, RapidLab. Creano sistemi alla portata di tutti, a costi accessibili, per digitalizzare i processi di sviluppo prodotto, anche in settori artigianali e per aumentare l’efficienza dove serve approntare un prototipo da portare alle imprese. La famosa bq-Witbox è la più venduta tra le stampanti 3D a uso “domestico”: è in grado di stampare figure di grandi dimensioni o con parti multiple in una sola volta. Disegnata per restare chiusa perfettamente durante le fasi di stampa digitale, è sicura, silenziosa e maneggevole.
Al contempo, per facilitare l’uso delle nuove tecnologie, nascono iniziative come quella del gruppo guidato dal prof. Emilio Paolucci, docente al corso di Ingegneria gestionale del Politecnico di Torino: una “call for entries” per dare vita a spazi di coworking per la prototipazione rapida, con macchine in condivisione e un canale di vendita online. Prove tecniche di futuro. «Il nostro progetto riguarda la realizzazione di una struttura di circa 2000 mq con postazioni di lavoro e accesso a macchinari industriali innovativi», spiegano. «Possono aderire con un semplice abbonamento mensile imprese, designers, creativi e studenti di facoltà tecniche. L’intento è di creare un ambiente ideale di sperimentazione e prototipazione di prodotti manifatturieri sfruttando tecnologie all’avanguardia come la stampa 3d in cui i partecipanti possano realizzare i propri progetti interagendo tra loro e usufruendo dell’assistenza di personale specializzato, oltre alla consulenza dedicata da parte di esperti d’ingegnerizzazione e prototipazione». Il designer Denis Santachiara è uno di quelli che segue la “nuova onda” del design autoprodotto con tecniche digitali dalla nascita del fenomeno: «Il design viene ormai creato in digitale attraverso software Cad/Cam, ma non viene “consumato” in digitale. Un prodotto ha, infatti, bisogno di essere toccato e manipolato. La sfida diventa, dunque, quello che si chiama “download design” ovvero: come tramutare i “bit” in “atomi”». racconta il designer, che ha condotto nel marzo scorso a Parma il convegno “Download design: il design ai tempi della stampa 3D è open e a km zero”, la prima tappa di un “road-show” del cosiddetto “3D print Hub”, un incubatore per facilitare i giovani designer nell’approccio con la nuova frontiera della modellazione e prototipazione del design industriale. E aggiunge: «È proprio in questo passaggio necessario e cruciale che le tecnologie digitali additive come la stampa 3D assumono un’importanza fondamentale, diventando macchine per il rapid manufactory, liberando i designer dai vincoli dell’economia di scala e aprendo a progetti nuovi e a forme e soluzioni mai viste prima».

3D-x-gioielli-def
scene2-def