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  • Incontro

Leggerezza ed empatia

E’ la ricetta di Cristina Gabetti, giornalista e opinion maker, per uno stile di vita in cui le grandi sfide dell’umanità si confrontano con l’uso di nuove tecnologie e buone pratiche.

Giornalista per il Corriere della sera e scrittrice, Cristina Gabetti è un’esperta autorevole in fatto di consumi e stili di vita. Nata a New York e cresciuta a Torino, risiede a Milano con il marito e i tre figli. Ma è cittadina del mondo. Da poco rientrata dalla Silicon Valley, dove è andata a scuola di futuro alla Singularity University, sta presentando al pubblico il suo ultimo libro per Bompiani “A passo leggero”. E’ stata cronista di spettacolo per i TG di Mediaset, curatrice del canale satellitare Abitare TV e dal 2008 al 2013 ha condotto la fortunata rubrica televisiva “Occhio allo spreco” (Striscia la Notizia) seguita al suo primo libro a larga diffusione “Tentativi di Eco Condotta”. Partecipa regolarmente con acume e brio a conferenze e dibattiti sullo sviluppo sostenibile, sugli stili di vita 2.0 e sui comportamenti che guidano le scelte nel quotidiano.

D. Quali gesti possono migliorare la vita delle persone tra le mura domestiche?
R
. A monte di ogni gesto c’è una scelta, e la prima, che a cascata può influire su tutte le altre è: togliere il pilota automatico. Se tra la scelta e il gesto lasciamo spazio alla coscienza, la nostra vita diventa un’interessante coreografia invece di una ripetitiva routine; la curiosità trova spazio per esprimersi e per scoprire nuovi modi e nuove cose. Il quotidiano, iniettato di creatività, diventa occasione per evolvere. Il mio percorso è iniziato dalla scelta dei materiali quando stavo mettendo su casa: pitture, colori, tessuti, rivestimenti. Raccoglievo informazioni sia da fornitori e brochures, sia dai sensi. Il mio naso capiva al volo se la vernice era naturale, il tatto esplorava la natura dei tessuti. Affidandomi non solo alla mente ma anche al corpo, mi sono messa su una nuova onda di risonanza con la vita. Durante i lavori di ristrutturazione, la casa è diventata una seconda pelle, così quando ci siamo trasferiti ero allenata a vedere con attitudine nuova l’impatto che le nostre scelte hanno su noi stessi, sugli altri e sull’ambiente. Cercando prodotti nati per essere in armonia con i sistemi naturali e usandoli, ho provato la soddisfazione di sentirmi rigenerante; la conquista della leggerezza è diventato un gioco che mi porta a un’incessante voglia di conoscere e sperimentare. Quando senti nella pancia che puoi fare la differenza, le idee non mancano mai. Questo è lo spirito del mio stile di vita e del mio lavoro, A Passo Leggero, come il titolo del mio ultimo libro.
D. Un occhio sul futuro del design italiano: siamo sempre leader nel mondo?
R.
Siamo in un mondo senza confini e le sinergie tra talenti e saperi, che sono il vero motore dell’innovazione, stanno annullando barriere di ogni tipo, anche culturali e territoriali. Le tecnologie stanno influendo su ogni area di produzione, ogni categoria di prodotto, e per questo credo che da un lato sia fondamentale conoscere le straordinarie opportunità che il nostro tempo offre e dall’altra preservare le capacità manuali, che da molti secoli testimoniano l’evoluzione dell’uomo, per proteggere la nostra più intima umanità. La manifattura di alta qualità è un nostro primato di eccellenza che nessuno può togliere, ma sta a noi tutelarlo, prima che scompaiano maestri e allievi.
D. Nella produzione di Zanotta c’è qualche pezzo che le fa “battere il cuore”?
R.
Di Zanotta mi piace particolarmente la scrivania Maestrale di Ludovica e Roberto Palomba – gambe leggere, base piena, materica, progettata per custodire strumenti di lavoro e piccole cose. E poi la poltrona Evolution di Ora ïto. Per riflettere, leggere, contemplare, riposare.
D. Expo2015 è alle porte, riuscirà a infondere il messaggio di qualità e responsabilità in tutta la filiera dell’agroalimentare e non solo?
R.
Per “infondere il messaggio di qualità e responsabilità in tutta la filiera dell’agroalimentare e non solo” occorrebbe una forte comunione d’intento attorno ai principi di rispetto equità e collaborazione. Ma l’Italia, sappiamo, fatica a programmare i grandi eventi con lungimiranza. Cosa aspettarci? Certamente un calendario zeppo di appuntamenti iniziative incontri raduni manifestazioni confronti…Spero con tutto il cuore che dal caos possano emergere energie costruttive, realistiche, oneste, per affrontare collettivamente una sfida che ha bisogno di una partecipazione audace, convinta, capillare, diffusa.  In qualità di praticante e divulgatrice di soluzioni per “nutrire il pianeta” cercherò sempre il meglio. Spero che nel semestre che ci attende avremo modo di fare massa critica per mappare insieme la strada verso un futuro prospero, forse ancora possibile, ma sempre più difficile da conquistare.