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Nuovi percorsi culturali

Mario Piazza crede nel laboratorio collettivo come incubatore d’innovazione, idee e contenuti. E nella necessità di stimolare la riflessione e la ricerca.

Direttore e art director della storica rivista Abitare, architetto, grafico e docente, Mario Piazza (1954) si occupa di comunicazione, immagine coordinata e allestimento. Nel 1996 ha fondato 46xy, studio di design e strategie di comunicazione. Per 14 anni Presidente di AIAP, associazione per la comunicazione visiva e dal 2004 al 2007 creative director di Domus, insegna alla Scuola di design del Politecnico di Milano e al dip. Indaco della Facoltà del design. Nel 2008 ha ricevuto l’Icograda Achievement Award per il design della comunicazione.

D. Il mercato del design si muove tra tecnologie di comunicazione e marketing innovative. Come si confronta il suo giornale con questi cambiamenti?
R. La sfida per una rivista storica come Abitare è di capire la contemporaneità. Le offerte editoriali per un lettore di oggi, studente, professionista o azienda, sono moltiplicate rispetto agli stessi soggetti che leggevano cinquant’anni fa Abitare. Questo impone una riflessione. Il lettore contemporaneo è immerso in un sistema sofisticato e articolato di media che offrono molteplici prodotti editoriali e forme di lettura. L’educazione si mescola con l’intrattenimento, l’informazione si nasconde nello spettacolo, la ricerca e lo scouting viaggiano a fianco di gossip e cronaca. Quale spazio deve avere oggi un mensile di progetto nel magmatico cambiamento di forme di mercato, sistemi di comunicazione e modelli commerciali? Deve forse ragionare sul senso e sul significato del progetto. Se un mensile si connota solo come strumento d’informazione, di anticipazione di tendenze e di scoperta di nuovi talenti ha vita dura a fronte del tempo reale che la rete offre. Vogliamo credere che esista uno spazio dinamico di lettori curiosi, sensibili ed esigenti, che non sono soddisfatti dalla superficie delle notizie e dalla pura descrizione di quanto avviene in architettura, nel design, nell’arte. Uno spazio dove, in forme innovative, si possano leggere le ragioni del progettare, lasciando da parte la spettacolarizzazione e la fruizione usa-e-getta.
D. Quali strumenti adotta per capire a che tipo di lettore (e consumatore) si trova di fronte?
R. Capire chi è il nostro lettore diventa importante. Ma bisogna anche pensare che molti dei modelli di analisi e monitoraggio dei lettori (consumatori) oggi vanno ripensati, perché i cambiamenti generano dinamiche repentine. Abitare oggi crede che esista un grande spazio per quell’economia della cultura che rende più permeabili gli ambiti disciplinari e li integra. Pensiamo possa esserci un lettore (professionale o non) desideroso di conoscere le ragioni per cui si progettano oggetti, case, città e territori. In questi giorni a Milano si assiste al grande successo dell’installazione artistica di Tomas Saraceno all’Hangar Bicocca. Migliaia di persone fanno la fila per vedere (e appropriarsi) di un’opera d’arte contemporanea. Questa è la direzione in cui Abitare vuole muoversi: far ragionare sulla contemporaneità con leggerezza e partecipazione.
D. La nuova cultura industriale si pone in modo più responsabile a livello ambientale e sociale. Come incide sul suo lavoro?
R. Oggi spesso il design è uno strumento per il consumo. L’etica con cui era stato pensato il prodotto industriale sembra svanita, ma i limiti funzionali del nostro pianeta ci impongono una presa di coscienza. Il progetto non può essere un solipsistico atto creativo, deve contenere una speranza. S’impone un “che fare?” al progettista e all’imprenditore. Progettare deve diventare sempre più un atto collegiale, la frequentazione di molte teste e mani. Un lineare e trasparente processo, poi si può passare alla configurazione formale, all’innovazione estetica. Questa visione deve incidere come una priorità nel compito di dirigere una rivista e diffondere un sapere.
D. Zanotta e la sua storia nella produzione e diffusione della cultura del design. Un parere da architetto e comunicatore.
R. Zanotta è di certo una bandiera del design “made in Italy”. E lo è proprio per non essere stata solo un’azienda, ma un percorso culturale. Molti pezzi del suo catalogo sono di fatto delle anomalie, cose poco incasellabili con le regole degli estratti conto e delle cifre. Sono degli esperimenti per immaginare delle diversità nel concepire gli ambienti domestici. Con molto anticipo e molto coraggio. Qualche volta mi chiedo quanti Sella o Celestina, quanti Reale o Allunaggio o Quaderna, quanti Birillo o Sgabillo o Basello siano stati venduti e in quali spazi siano finiti. L’importante è, in ogni caso, che siano stati prodotti e siano ancora una presenza viva in un catalogo storico e lungimirante.