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Zanotta celebra Carlo Mollino

Anticipatore di tempi e tendenze, Carlo Mollino è sempre stato “avanti”: nell’architettura, nell’arte, nel design, nelle sfrenate passioni per lo sport e la fotografia.

Un concentrato del Mollino fine artigiano e amante del rigore politecnico, un outsider senza pari, è stato creato a sorpresa nello showroom Zanotta di Milano durante il primo mese di Expo e in collaborazione con gli eventi “Design meets food-Milano meets the world” del magazine Interni. “Omaggio a Carlo Mollino”, una piccola mostra preziosa e una vivace “conversazione sulla creatività” con il critico del design Manolo De Giorgi e lo chef Gianluca Fusto. Tutt’intorno, le opere e le immagini di Mollino ad avvolgere con le sue acrobatiche forme e visioni un momento speciale. «Zanotta è sempre stata attenta ai contenuti più significativi del design», afferma Eleonora Zanotta che con la sorella Francesca dirige l’art-direction prodotto e brand dell’impresa. «Grazie alla curiosità, al coraggio e all’intuito di mio padre Aurelio, capace di riscoprire progetti eccezionali che rischiavano altrimenti di essere dimenticati, già nei primi anni Ottanta, quando ancora pochissimi conoscevano la figura di Carlo Mollino, la nostra azienda si è interessata alle sperimentazioni di questo grande maestro, inserendo nel proprio eclettico catalogo oggetti disegnati dal genio torinese». In mostra, e tutti da ammirare nel negozio milanese di Zanotta, ci accolgono: lo specchio Milo (design 1937) con la silhouette della Venere replicata alla parete come invito; il tavolo Reale (1946), con l’elegante struttura in rovere d’ispirazione aeronautica e il top in cristallo con bordi bisellati; la poltrona Gilda [1954) in tessuto Teatro color azzurro acqua, le linee curve dei braccioli e l’inconfondibile ferramenta in ottone bronzato; il tavolino Arabesco (1949), dal disegno organico e sinuoso; la scrivania Cavour (1949) dinamica e senza tempo, un classico del design del XX secolo. Pezzi che Mollino «inventore di oggetti realmente speciali che prima non c’erano, sempre distanti anni luce da tutto quello che la storia del design lentamente accoglieva: presenze domestiche come specchi i cui profili rimandano all’arte classica….sedie, poltrone e comodini come sculture ossee che solleticano corpi in movimento, e tavoli che sono ancora oggi dei record costruttivi e un grande concentrato di sapere» precisa Beppe Finessi. Cui fa eco Manolo De Giorgi che spiega, alternando rimandi con lo chef del “dolce progetto” Fusto che enumera misure e forme geometriche, vero segreto del suo food design: «Tutta l’opera di Mollino è un’esaltazione della precisione matematica, quanto della visione organica, una miscela che scuote ancora il nostro tempo. Pensiamo ai suoi colori, che della natura prendono le fasi della mutazione finale, giallo senape e verde ramarro; alla stratificazione dei materiali curvati che disegnano piani e strutture; alle architetture alpine che svettano verso il cielo». Ancora una volta Zanotta, da decenni convinta dell’attualità di Mollino, ha voluto dargli con questo incontro un tributo a 360 gradi, per continuare a seminare cultura e passione.

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